SOSTENITORE DELLA FOLGORE

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lunedì 26 ottobre 2015

Siria. Gregorios III: è il tempo della pace! Mai più la guerra!



Sul messaggio ad una sola voce di tutti vescovi partecipanti al Sinodo in favore delle famiglie che vivono in situazioni di conflitto, in particolare in Medio Oriente, Paolo Ondarza ha intervistato Gregorios III Laham, patriarca di Antiochia dei greco-melkiti, in Siria:

R. – Questo messaggio nel Sinodo sulla famiglia è veramente importantissimo, alla luce delle situazioni attuali di guerra in Medio Oriente, soprattutto della guerra contro e in Siria. Il Sinodo non poteva non fare cenno alla famiglia in Medio Oriente, e anche soprattutto alla pace e alla ricerca di quest’ultima. Per me due cose sono molto importanti: in primo luogo, che ci sia una voce unica della Chiesa a cominciare da quella del Santo Padre e poi delle Chiese. Spero si possa preparare un documento da proporre agli ortodossi, agli anglicani, i luterani, al World Council of Churches, e così rappresenterà veramente la voce della Chiesa. Adesso più che mai è necessario che la Chiesa si presenti al mondo come colei che fa la pace: beati coloro che fanno la pace. Partendo da questa voce unica, io credo che possiamo rivolgere un appello al mondo intero - a Stati Uniti, Russia, Unione Europea, Paesi arabi, e tra questi ultimi nessuno escluso, quindi Turchia, Arabia Saudita, Iran, Siria, Israele, Palestina, e anche tutti gli Stati musulmani – per dire: “Ecco, è il tempo della pace! Mai più la guerra!”. Credo che questi due aspetti – una voce della Chiesa e una voce unica di questi Paesi – porteranno davvero alla vittoria sul sedicente Stato Islamico. L’Is non può essere combattuto con le bombe o con le armi – no! – così si faranno solo più danni, ci saranno più vittime, e tra queste soprattutto la popolazione civile. Questa voce agirà da peso morale straordinario per vincere l’Is. Questa è la mia convinzione!

D. – Lei ha portato al Sinodo la voce delle famiglie della sua terra così sofferente… Che cosa vuol dire per le famiglie che lei qui rappresenta che dal Sinodo parta un messaggio per il Medio Oriente, per la pace nella vostra martoriata terra?

R. – Fin dall’inizio del Sinodo ho parlato con tanti Padri sinodali, con il Santo Padre e con la Segreteria di Stato, della necessità di fare un appello. Ringraziamo il Signore che questo appello è stato fatto, però io veramente vorrei anche di più. E questo è un mio desiderio molto molto speciale: intorno al Papa ci sono tanti cardinali, ce ne sono abbastanza… Ecco, ora vogliamo che ci siano anche dei patriarchi. Per questa ragione ho proposto per iscritto e ho parlato anche con tanti cardinali, con il Santo Padre, affinché si crei un Consiglio dei Patriarchi cattolici dell’Oriente attorno al Santo Padre. Questo è importante dal punto di vista ecclesiale, sinodale, ecumenico, per il dialogo tra musulmani e cristiani, per la pace: per tutti questi aspetti. Si tratta di un 'momentum' nel senso latino del termine: vuol dire che è il momento favorevole per creare questo Consiglio. Credo che, se ciò dovesse essere portato a termine, molti problemi potranno essere presentati al Santo Padre in maniera continua. Sarà un'aiuto all’interno della Segreteria di Stato, ogni giorno in relazione con le situazioni del Medio Oriente, affinché la Chiesa sia presente. La Chiesa non può oggi essere assente: non bastano le dichiarazioni o le parole bellissime del Santo Padre. Serve una task force: il mondo la esige; la forza, ma non quella delle armi, la forza morale!

D. – Un’ultima riflessione sui lavori del Sinodo sulla Famiglia che lei ha seguito per tutte e tre le settimane. Qual è la sua opinione di quanto è uscito da questa Relazione finale?

R. – Ora stiamo leggendo questa Relazione finale - anzi finalissima - perché tutti ora hanno presentato ed esposto le loro posizioni. Io credo che questo Sinodo rappresenti un successo, e il fatto che sia stato organizzato per due anni di seguito testimonia l’interesse della Chiesa per le famiglie e per la famiglia nel mondo. Non si tratta solo di una parola cristiana per i cristiani, ma di una parola cristiana per il mondo. Credo che siamo tutti in attesa della nostra parola. E della verità, ma con un grande grande amore: senza amore le verità non possono esserci. Perché Giovanni ha detto: “Dio è amore”; Gesù ha detto: “Io sono la verità, ma anche l’amore”. Quindi possiamo vedere come mette sempre la verità in mezzo a noi, ma nessuno deve escludere, fare compromessi o lasciarsi andare al lassismo. No! andare con questa verità verso ciascuno perché la verità sia per ciascuno la sua ispirazione. È difficile, illegale, incongrua, peccaminosa, ma la Chiesa è accanto a lui. La Chiesa rivolge una parola di amore per il mondo, per tutte le famiglie del mondo, dicendo: “Noi vi amiamo!”.

D. – E questa parola sta uscendo da questo Sinodo?

R. – Sì, c’è sempre la misericordia. Il Santo Padre in questo è un maestro e noi non possiamo che seguire il suo insegnamento.




Fonte Radio Vaticana


Lince