SOSTENITORE DELLA FOLGORE

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venerdì 15 maggio 2015

Lettera aperta di un arcivescovo sulla crisi della Chiesa

Riflessioni su diversi problemi attuali riguardanti la crisi della Chiesa Cattolica



Ho conosciuto personalmente numerosi preti internati nelle prigioni e nei gulag staliniani. Sacerdoti, che sono tuttavia rimasti fedeli alla Chiesa. Nel tempo della persecuzione essi hanno esercitato con amore il loro dovere sacerdotale di annunciare la Dottrina cattolica, conducendo una vita degna alla sequela di Cristo, loro divino Maestro.
Io stesso ho compiuto il mio corso di studi in un seminario clandestino nell’Unione Sovietica, lavorando con le mie mani per guadagnarmi il pane quotidiano. Sono stato ordinato prete in segreto, di notte, da un Vescovo che aveva a sua volta sofferto a causa della sua fede. Dopo il mio primo anno di sacerdozio sono stato espulso dal Tagikistan ad opera del Kgb.
Più tardi, nei miei trent’anni di soggiorno in Kazakhistan, ho servito per 10 anni i fedeli di 81 parrocchie. In seguito sono stato nominato Vescovo, i primi tempi alla guida di cinque Stati dell’Asia centrale estesi su di una superficie di circa 4 milioni di chilometri quadri.
Come Vescovo sono stato in contatto col Santo Padre Giovanni Paolo II, assieme a numerosi altri Vescovi, sacerdoti e fedeli di diversi Paesi nelle circostanze le più diverse. Sono stato membro dei Sinodi episcopali in Vaticano, aventi per tema «L’Asia» e «L’Eucarestia».
Tutto questo – e molte altre cose ancora – mi autorizzano ad esprimere il mio parere circa la crisi attuale della Chiesa Cattolica. Queste convinzioni – che sono mie – sono dettate dal mio amore per la Chiesa così come dal desiderio di un Suo autentico rinnovamento in Cristo. Io mi vedo costretto a scegliere la forma della lettera aperta, dato che qualsiasi altro metodo di comunicazione si scontrerebbe con un muro di silenzio totale e con la volontà d’ignorare.
Sono del tutto cosciente delle possibili reazioni alla mia lettera aperta. Ma la voce della mia coscienza non mi permette di tacere, mentre l’opera di Dio viene oltraggiata. E’ Gesù Cristo che ha fondato la Chiesa ed Egli ha mostrato in parole ed opere in che modo si debba compiere la volontà di Dio. Gli Apostoli, ai quali ha trasmesso l’autorità nella Chiesa, hanno compiuto con zelo il compito loro affidato, soffrendo per la Verità proclamata, perché essi hanno «obbedito a Dio piuttosto che agli uomini».
Malauguratamente in questi giorni diviene sempre più evidente come in Vaticano attraverso la Segreteria di Stato si sia intrapresa la via del politicamente corretto. Certuni Nunzi sono nell’ambito della Chiesa universale dei propagatori del liberalismo e del modernismo. Si sono appropriati del principio di «sub secreto Pontificio», con cui zittiscono abilmente i Vescovi. Si fa loro comprendere che quel che dice il Nunzio è praticamente ciò che desidera il Papa. Con questi metodi i Vescovi sono divisi gli uni dagli altri, al punto che quelli di uno stesso Paese non sono talvolta più in grado di parlare ad una sola voce nello spirito di Cristo e della Chiesa, per difendere la fede e la morale. Per non cadere in disgrazia presso i nunzi, taluni Vescovi accettano le loro raccomandazioni, fondate su nient’altro che sulle loro parole. Invece di diffondere la fede con zelo, di proclamare coraggiosamente l’insegnamento di Cristo, di mantenersi saldi nella difesa della Verità e della morale, i Vescovi, nelle loro Conferenze episcopali, si occupano spesso di questioni che nulla hanno a che vedere con i doveri dei successori degli Apostoli.
In tutti gli ambiti della Chiesa si rileva un calo notevole del «sacro». E’ lo «spirito del mondo», che conduce le pecore al pascolo. Sono i peccatori, che indicano alla Chiesa come debba porsi al loro servizio. A disagio, i pastori tacciono i problemi di oggi e pascolano essi stessi. Il mondo viene tentato dal diavolo e si oppone all’insegnamento di Cristo. Ma i pastori sono tenuti – che loro piaccia o meno – ad insegnare tutta la verità su Dio e gli uomini.
Tuttavia, durante i Pontificati degli ultimi Papi santificati si è osservato un gran disordine quanto a purezza della Dottrina e sacralità della liturgia. E’ precisamente nella liturgia che si rifiuta a Gesù Cristo il rispetto visibile, che Gli è dovuto. In molte conferenze episcopali i Vescovi migliori sono «persone non grate». Dove sono dunque gli apologisti d’oggi, che annunciano chiaramente ed in modo comprensibile alle genti i pericoli, derivanti minacciosi dalla perdita della fede e da quella della salvezza?
Ai nostri giorni, giorni in cui la voce della maggior parte dei Vescovi rassomiglia di più al silenzio degli agnelli di fronte ai lupi rabbiosi, i fedeli sono sovente come pecore prive di difesa. Gli uomini hanno riconosciuto Cristo come Colui che parlava ed agiva, come Colui che deteneva l’autorità e che trasmetteva quest’autorità ai suoi Apostoli. Nel mondo d’oggi i Vescovi dovrebbero liberarsi da tutti i lacci del mondo e, dopo aver fatto penitenza, dovrebbero convertirsi a Cristo, affinché, fortificati dallo Spirito Santo, proclamino con coraggio che Cristo è il solo Salvatore. Nel giudizio finale ciascuno dovrà render conto a Dio di quel che avrà fatto e di quel che non avrà fatto.
Mi sembra che questa voce, ben poco percepita da numerosi Vescovi, sia una conseguenza del fatto che, in diversi casi, al momento della scelta, i candidati all’episcopato siano stati esaminati in modo insufficiente, soprattutto in quanto riguardi fermezza, assenza di dubbio, intrepida difesa della fede, fedeltà alle tradizioni secolari della Chiesa e pietà personale. È del tutto evidente come, al momento della nomina di numerosi Vescovi ed anche di Cardinali, si tenga talvolta più conto dei criteri dettati da una certa ideologia, nonché degli imperativi dettati da gruppi molto lontani dalla Chiesa. Allo stesso modo la benevolenza dei mass-media pare essere un criterio importante. Quegli stessi media, che ridicolizzano abitualmente i candidati «troppo santi» e li pongono in cattiva luce, per tessere al contempo le lodi di candidati meno dotati dello spirito di Cristo, presentandoli come aperti e moderni. Verranno inoltre messi in disparte intenzionalmente i candidati, che si distinguono tanto per il loro zelo apostolico che per il loro coraggio nel proclamare l’insegnamento di Cristo e per il loro amore di tutto quanto sia santo e sacro.
Un Nunzio mi ha detto un giorno: «Peccato che il Papa (Giovanni Paolo II) non prenda personalmente parte alla nomina dei Vescovi. Il Papa ha provato a cambiare un po’ le cose nella Curia romana, ma non ci è riuscito. Lui invecchia e le cose riprendono il loro corso, come prima».
All’inizio del Pontificato di Benedetto XVI, gli ho inviato una lettera, in cui gli ho chiesto di nominare santi Vescovi. Gli ho raccontato la storia di un fedele tedesco che, a seguito della decadenza patita dalla Chiesa nel suo Paese dopo il Concilio Vaticano II, rimase fedele a Cristo e riunì attorno a sé molti giovani per l’adorazione e per la preghiera. Prossimo a morire e appreso dell’elezione del nuovo Papa, disse: «Se Papa Benedetto s’avvalesse del suo Pontificato anche solo per nominare Vescovi buoni e fedeli, avrebbe già compiuto la propria missione».
Purtroppo è evidente come papa Benedetto XVI spesso non vi sia riuscito. E’ difficile credere che papa Benedetto XVI abbia rinunciato in completa libertà al suo compito di successore di Pietro. Questo Pontefice era alla guida della Chiesa, ma attorno a lui non è stato messo in pratica il suo insegnamento, anzi è stato passato alquanto sotto silenzio e sono state bloccate le sue iniziative per giungere ad una vera riforma della Chiesa, della liturgia, del modo di distribuire la Comunione. A fronte della determinazione con cui il Vaticano manteneva il riserbo, era assolutamente impossibile fra i Vescovi aiutare il Papa nel suo ruolo di capo della Chiesa.
Non è forse superfluo ricordare ai nostri fratelli Vescovi la dichiarazione di una loggia massonica italiana, datata 1820: «Il nostro è un lavoro, che richiederà centinaia d’anni. Lasciamo da parte i vecchi ed andiamo verso i giovani. I seminaristi diventeranno così preti con le nostre idee liberali, poi diventeranno vescovi con le nostre idee liberali. Noi non accarezziamo false speranze. Non faremo mai del papa un massone. Ma i vescovi liberali, che opereranno nella sua cerchia gli proporranno nel governo della Chiesa delle idee, che ci saranno favorevoli ed il papa le applicherà». E’ evidente come questo proposito dei massoni si sia già realizzato in misura sufficiente ed ancor più divenga manifesto, e ciò non solamente grazie ai nemici dichiarati della Chiesa, ma anche con l’aiuto di falsi testimoni, che occupano posti di alto rango nella gerarchia ecclesiastica. Non è senza motivo che il beato papa Paolo VI ha dichiarato: «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa». Penso che questa fessura oggi si sia alquanto ingrandita. Il diavolo ricorre a tutte le proprie forze per rovesciare la Chiesa di Cristo. Perché ciò non accada, è necessario tuttavia ritornare ad una proclamazione chiara e netta del Vangelo a tutti i livelli del servizio ecclesiale, poiché la Chiesa possiede tutto il potere e la grazia che Cristo le ha dato, dicendo: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20), «la Verità vi renderà liberi» (Gv 8, 32) e «Sia invece il vostro parlare sì; sì; no; no; il di più viene dal maligno» (Mt 5, 37). Non è la Chiesa a doversi adattare allo spirito del mondo, anzi è lei a dover cambiarlo grazie allo spirito di Cristo.
E’ evidente come in Vaticano si ceda sempre più alle pressioni dei media. Non è per niente raro che, per compiacerli ed in nome di una pace incomprensibile, vengano sacrificati i migliori tra i suoi figli ed i suoi servitori. I nemici della Chiesa invece non abbandoneranno mai i propri fedeli servi, nemmeno se le loro cattive azioni divenissero evidenti.
Se noi restiamo fedeli a Cristo in atti ed in parole, Lui stesso troverà il modo di cambiare i cuori e le anime degli uomini ed in pari modo anche il mondo cambierà al tempo prestabilito.
Nei periodi di crisi della Chiesa, Dio ha spesso utilizzato per un suo autentico rinnovamento i sacrifici, le lacrime e le preghiere dei suoi figli e dei suoi servitori, che, agli occhi del mondo e della burocrazia ecclesiastica, erano considerati come insignificanti o perseguitati ed emarginati a causa della propria fedeltà a Cristo. Io sono convinto che, in questi tempi difficili che stiamo attraversando, questa legge di Cristo si realizzi e che la Chiesa giunga a rinnovarsi. Tuttavia ciò presuppone anche da parte nostra un reale rinnovamento ed una reale conversione.
1 gennaio 2015, festa di Maria, Madre di Dio


+ Jan Pawel Lenga

Fonte: Corrispondenza romana


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