SOSTENITORE DELLA FOLGORE

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sabato 7 maggio 2016

Il Papa alle Guardie Svizzere: testimoniate gentilezza e accoglienza



Atmosfera di festa e di gioia oggi nell’incontro di Papa Francesco in Sala Clementina con le Guardie Svizzere Pontificie e le loro famiglie. Ieri pomeriggio c’è stata la cerimonia di giuramento di 23 reclute, nel giorno – il 6 maggio - in cui si commemora la morte di 147 soldati elvetici caduti nel 1527 in difesa del Papa nel Sacco di Roma. Il servizio di Sergio Centofanti:

Momenti suggestivi nella cerimonia del giuramento di ieri pomeriggio nel Cortile di San Damaso in Vaticano. Tra il rullare dei tamburi e il suono delle trombe e gli inni del Vaticano e della Svizzera, le reclute hanno gridato la loro fedeltà al Papa. Oggi Francesco ha espresso apprezzamento e gratitudine per il servizio svolto dalle Guardie Svizzere invitando a “crescere nella fede”:

“Siete chiamati a vivere il vostro lavoro come una missione che il Signore stesso vi affida (…) lavorando ogni giorno ‘acriter et fideliter’, con coraggio e fedeltà”.

Il Papa ha quindi esortato a “sperimentare l’universalità della Chiesa” in un luogo, la sede del Vescovo di Roma, che è crocevia di pellegrini che provengono da tutto il mondo:

“Voi avete così la possibilità di toccare con mano la maternità della Chiesa che accoglie in sé, nella propria unità, la diversità di tanti popoli. Potete incontrare persone di diverse lingue, tradizioni e culture, ma che si sentono fratelli perché accomunati dalla fede in Gesù Cristo”.

Quindi, l’invito a offrire una serena e gioiosa testimonianza evangelica e “a fare esperienza di fraternità”, prestando attenzione a chi si trova in difficoltà anche con un semplice sorriso:

“Assumendo questo atteggiamento, sarete favoriti anche nell’affrontare con diligenza e perseveranza i piccoli e grandi compiti del servizio quotidiano, testimoniando gentilezza e spirito di accoglienza, altruismo e umanità verso tutti. Care Guardie, vi auguro di vivere intensamente le vostre giornate, saldi nella fede e generosi nella carità verso le persone che incontrate. Vi aiuti la nostra Madre Maria, che onoriamo in modo speciale nel mese di maggio, a sperimentare ogni giorno di più quella comunione profonda con Dio, che per noi credenti inizia sulla terra e sarà piena nel cielo”.

Al solenne giuramento di ieri pomeriggio nel Cortile di San Damaso era presente il sostituto della Segreteria di Stato, l'arcivescovo Angelo Becciu. Già nella mattinata di ieri, durante una Messa in San Pietro, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, aveva incoraggiato le nuove Guardie a non accontentarsi delle cose mediocri“. Sempre ieri, in una foto pubblicata sull'account "Franciscus" di Instagram, il Papa scrive: "Care Guardie Svizzere, non dimenticate che il Signore cammina con voi". Il servizio di Mario Galgano, nostro collega svizzero della sezione tedesca:

Un venerdì pomeriggio contrassegnato da un tempo soleggiato, il suono dei tamburi e le trombe della banda musicale della Guardia Svizzera Pontificia: il cortile di San Damaso era pieno di ospiti venuti soprattutto dalla Svizzera. E con la presenza del presidente della Confederazione elvetica, il Consigliere federale Johann Schneider-Ammann, erano presenti tutte le alte rappresentanze d´Oltralpe. Anche quest'anno – ormai è una lunga tradizione – uno dei 26 cantoni svizzeri ha partecipato come ospite d´onore a questo evento annuale: è toccato al cantone svizzero-tedesco di Glarona inviare i suoi rappresentanti ed offrire dopo il giuramento le pietanze di quel luogo a tutti gli ospiti invitati.

Nel suo discorso nelle quattro lingue ufficiali svizzere, il comandante Christoph Graf ha presentato una nuova arma: "Al momento giusto, all'inizio dell'anno, un generoso donatore ci ha sorpresi con un regalo. Egli ha fatto pervenire alla Guardia Svizzera Pontificia l'arma più efficace che esista sul mercato: il 'combat Rosary', letteralmente, il Rosario per il combattimento. Subito è stato dato in dotazione a tutte le guardie. È importante che ritroviamo la via della preghiera, soprattutto la preghiera del Rosario. La nostra vita, le nostre opere e le nostre azioni sono nelle mani di Dio. Questo però non significa che possiamo rinunciare alle armi e alle esercitazioni. Dio ci usa come strumenti per scongiurare il male in alcune situazioni. Per questo servono una fede salda, fiducia in Dio e preghiera".

Il 6 maggio è per tradizione il giorno in cui si commemora la morte di 147 soldati elvetici caduti in difesa del Papa durante il Sacco di Roma nel 1527. Il cardinale Pietro Parolin ha celebrato ieri mattina la Messa commemorativa all'Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro. Il benvenuto alle reclute ha preso corpo, nelle parole del segretario di Stato, con un incoraggiamento a non "accontentarsi delle cose mediocri, effimere" e a impegnarsi "con l'entusiasmo dei giovani per le cose grandi, vere, per il Signore che è sorgente e fondamento di tutto".

Fonte Radio Vaticana - Marilina Lince Grassi ( http://veraitalia.blogspot.it/2016/05/il-papa-alle-guardie-svizzere.html )



sabato 30 aprile 2016

Giubileo militari. Fisichella e Marcianò: eserciti servano la pace. Un pensiero per i nostri Marò




"La SUA Porta E sempre aperta": è il filo conduttore del Giubileo della Famiglia militare e di polizia in Programma a Roma da oggi al Primo Maggio, nel quadro degli eventi per l'Anno della Misericordia. Oggi Convegno all'Augustinianum, domani Partecipazione all'udienza giubilare con il Papa, domenica mattina alle 10.00 la Messa a San Pietro presieduta dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin una chiusura del Giubileo. Alle 12 i pellegrini parteciperanno al Regina Caeli di Francesco. Alessandro Guarasci ha sentito il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella:

R. - Nella Misericordiae Vultus il Papa ha Un'Espressione Che un mio Avviso si appli felicemente un Quello che VIENE celebrato Oggi. Dice Che dobbiamo Essere Capaci di Raggiungere le periferie of this Mondo e noi vediamo Che gran parte delle Azioni degli Eserciti prima Ancora Che Essere Uno Strumento di guerra e di Difesa, Sono Uno Strumento di pace. Raccolgono le Forze per Poter Essere Presenti una Ricostruire, portano da Mangiare dove Manca, EA Quelle popolazioni in Stato di Guerra e di Violenza restituiscono la serenità e Una forma di Sicurezza. Quindi mi SEMBRA Che Celebrare con un Giubileo della Misericordia significhi Essere Capaci di Riconoscere Anche il grande impegno per la Pace.

D. - Un Compito valido Soprattutto ora Che in Medio Oriente e in Nord Africa C'è fortissima instabilità, guerre Anche ...

R. - Noi Viviamo Una guerra Mondiale Anche se frammentata e Davanti a this Esperienza Il Richiamo alla Misericordia si fa Più forte. Ma il richiamo alla Misericordia - venire lo vediamo quotidianamente - E Anche un appello Che VIENE Fatto a tutti Gli uomini di buona Volontà. Si esprime con la Vicinanza, con la Partecipazione, diventa Consolazione e Strumento di pace; diventa GUARDARE con occhi Carichi di Pietà Anche Tutte quelle Situazioni Che richiedono, appunto, Una Profonda umanità.

Ma qual e oggi Il Ruolo dei militari, il Che Spesso Sono testimioni del maschio Presente nel Mondo? Luca Collodi lo ha Chiesto un mons. Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l'Italia:

R. - Sono un contatto chat con il sesso maschile, con Quel maschio Che vorrebbe distruggere Il Bene e il Che di FATTO A ci riesce Volte, Soprattutto QUANDO sopprime la vita dell'Uomo. Ed e La testimonianza del maschio Che spinge Personalmente i militari, e Anche i cappellani militari Che operano con Loro, ad adoperarsi per il bene. Da qui, vieni militari ma direi, prima Ancora, in Quanto PERSONE, PERSONE Che Hanno creduto E che credono nel bene, il coraggio di osare tutto, Anche la vita, per i fratelli.

D. - Mons. Marcianò, l'Essere prete E compatibile con la Condizione di militare?

R. - L'Essere prete non ê compatibile con la professione del militare. Ma la militarità per il prete, e in this Caso per i cappellani militari Perchè Sono solo Loro annuncio Avere stato this, E Necessaria per Poter svolgere il proprio Ministero. Se Così non Fosse, i cappellani militari avrebbero grosse Difficoltà Nello svolgimento del Loro servizio ministeriale. Aggiungo Che mi piace VEDERE un segno di condivisione con QUESTI fratelli e sorelle: Essere Uno di Loro. La militarità resta il mezzo Attraverso il Quale il cappellano militare opera. Anch'io avevo dei Dubbi, non riuscivo a Capire ... Non E Un caso Che in quasi TUTTI GLI Ordinariati del Mondo la militarità resti un mezzo assolutamente Necessario per Poter - ripeto - con grande libertà e autonomia, svolgere il Ministero sacerdotale.

D. - Il Concilio Vaticano II vi ha Definito "ministri della Sicurezza e della libertà dei popoli" ...

R. - Mi convinco sempre di Più che il Concilio ci ha visto bene e chiaro, in Prospettiva. E un Termine Che PUÒ sembrare esagerato, Grosso, però è vero: descriva il servizio, il Ministero del militare, il Che ha venuto bene Quello di difendere la libertà e di Mettere Nelle Condizioni i popoli e la gente di Poter vivere Liberamente, di godere e Comprendere il senso della vita. Da qui la Dignità dell'Uomo: Non C'è Dignità SE C'è oppressione; Non C'è Dignità SE C'è guerra; e non C'è Dignità SE C'è un persecutore che fa di tutto per togliertela this Libertà, legge imponendoti!

D. - Mons. Marcianò qual e Il senso di This Giubileo delle Forze Armate e della Polizia?

R. - Il Giubileo diventa l'incontro con la misericordia di Dio. Il Giubileo dei Militari mi piace vederlo venire la Conferma di Cio che il militare posta. Più Volte Mi è capitato di definire il militare Come un "Buon Samaritano", E la Misericordia Che praticano i militari. Li vedo quasi venire Coloro Che si sostituiscono una Volte alla Responsabilità di quanti Hanno in mano le redini dell'Umanità e Fanno poco, forse nulla, per il coraggio e ridare Dignità alla gente.

D. - I militari Sono le prime PERSONE Che il migrante incontra al Momento dell'arrivo ...

R. - Io dico Che se non ci fossero i militari, tante sarebbero le morti. I militari Sono Coloro Che soccorrono, Salvano vite umane e rischiano la vita per Salvare Quella dei fratelli e delle sorelle Che giungono Sulle Nostre coste. Mi piace associare ai di militari Anche l'opera dei cappellani militari, il Che non si limitano ad assistere. Io cerco di garantire la Presenza del cappellano su OGNI navata: Quella del cappellano E UN'OPERA Che diventa anche qui coinvolgente, nel senso Che il cappellano si confonde con i militari, si sporca le mani venire Fanno i militari. Si veda l'Operazione "Mare Nostrum" prima e adesso L'Altra Che Vede il coinvolgimento dell'Europa: this E Fondamentale ed e una cura Esclusiva dei Nostri fratelli e delle sorelle Nostre militari. Credo Che Tutti Siano d'Accordo nel Riconoscere un QUESTI Nostri Fratelli Il Grande coraggio, la grande abnegazione e il grande senso di solidarietà nel prezzo di tutto Perché this gente viva.

D. - Un pensiero ai due Marò Che Ancora attendono chiarezza per il futuro Loro ...

R. - La ringrazio for this Domanda Perché la Misericordia e prima di tutto verità. E io credo Che bisogna tariffa di tutto Perché Salvatore Girone torni in Italia e Perché ho dovuto Nostri attendano fratelli in Italia Quanto credo, Ormai, SIA Così Chiaramente Verificato e Condiviso da tutti. Me lo auguro e mi auguro di Che quest'Anno della Misericordia SIA decisivo also for this ritmo interiore Che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre attendono di Avere. Perché - E vero - Massimiliano e in Italia, ma sta di sesso maschile. Salvatore e in India MA POSSIAMO non dire Che stia bene. Speriamo quindi di Che raggiungano finalmente this ritmo del cuore per poi Aspettare un verdetto Che li veda Liberi da colpe, il Che Sicuramente non Annone.

Fonte Radio Vaticana -  Marilina Lince Grassi






mercoledì 20 aprile 2016

breve storia dei Granatieri di Sardegna

È il corpo militare più antico d’Italia; discende dal reggimento delle guardie armate di granate a mano fondato da Carlo Emanuele II nel 1659. I granatieri veri e propri furono istituiti da Vittorio Amedeo II e sciolti nel 1798. All’atto della costituzione dell’esercito piemontese nel 1815, Vittorio Emanuele I ricostituì il reggimento, che nel 1852 assunse il nome di granatieri di Sardegna.
Successivamente furono costituite la brigata dei granatieri di Lombardia, di Napoli e di Toscana. Nel settembre 1943, la brigata difese Roma contro i Tedeschi a Porta S. Paolo e dopo l’armistizio fu una delle prime unità dell’Esercito Italiano a essere ricostituita.
I Granatieri di Sardegna sono un reparto storicoe glorioso. E' il più antico corpo europeo e prese parte a tutti i conflitti del Piemonte e del Regno d'Italia . Anche nella Grande guerra seppe dare altissima prova dimostrando coraggio e valore : impiegato nei settori più difficili del fronte, in località leggendarie quali Monfalcone, Carso, Oslavia, Monte Cengio, Lenzuolo Bianco, Flambro e alle foci del Piave, a guerra finita marciò su Fiume con Gabriele D'Annunzio”. Venneri definiti dagli austriaci come “i migliori soldati italiani”.
I Granatieri di Sardegna durante la Guerra 1915 – 1918”, ebbero nel corso del conflitto il maggior numero di massime decorazioni al valore, individuali.

La Grande Guerra fu un'importantissima parte della storia della nostra Patria, che tutta unita impegnò le sue forze nella lunga lotta. Poi, quando fu duramente colpita a Caporetto, fu capace di risorgere con una rinnovata energia per raggiungere la decisiva vittoria e portare così le bandiere italiane sino ai suoi confini . Durante quella durissima lotta durata quattro anni , la Brigata Granatieri di Sardegna, coi suoi due eroici reggimenti, scrisse così le più belle e alte pagine della sua storia .
Essa combattè sin dai primi giorni della guerra nelle martoriate alture del Carso, contro le preparate posizioni austriache difese dal fuoco incessante della artiglieria e protette da reticolati”.

Fra le numerose eroiche storie di eroismo di questo glorioso Reparto ne spicca una, che simbolicamente le rappresenta tutte, quella del Granatiere Alfonso Samoggia, decorato con medaglia d'oro al valore militare: Portaordini che “In una cruenta azione , disimpegnava instancabilmente il proprio servizio, sia recando ordini fra le linee più avanzate, sia rifornendo le munizioni sulla linea del fuoco, ed attraversava all'uopo più volte, e da solo, una zona di cresta scoperta e furiosamente battuta dal tiro avversario. In una successiva circostanza, in cui un attacco estremamente violento di soverchianti forze nemiche seminava la morte fra le nostre truppe e inevitabilmente le serrava sempre più da presso, intuendo l'imminente pericolo, di propria iniziativa, sotto il grandinare dei proiettili, correva con impareggiabile serenità a chiedere rinforzi. Deluso nella propria speranza per la totale mancanza di truppe disponibili, nel tornare sopra i suoi passi, cadeva colpito a morte nel momento in cui giungeva presso il proprio ufficiale. Dando allora fulgida prova dei più eletti sentimenti, per infondere a questo nuova fiducia, contrariamente al vero, gli gridava fra gli spasimi: Tenente, i rinforzi arriveranno. Resista fino alla morte”. Questa la motivazione per cui gli venne conferita l'onorificenza .
Il suo ufficiale , il sottotenente Giuseppe Verdecchia e gli altri granatieri così rincuorati, poterono  tenere la posizione. Purtroppo invece Samoggia non ce la fece e morì in un ospedale da campo. Fu sepolto al ponte Val di Tora, sul confine. Da allora la sua storia entrò nell'epica dei Granatieri ed in sua memoria venne istituito il distintivo di Granatiere Portaordini.